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Dalla nostra parte

Parte in questi giorni il PACT-21, una sperimentazione che coinvolge 22 ospedali dell’intero paese. La sua diffusione in diversi ospedali permetterà a molti pazienti di partecipare a uno studio innovativo senza dover attraversare la penisola, ottenendo così cure all’avanguardia

Il PACT-21 cerca di trovare quali siano le scelte curative più efficaci per un approccio neoadiuvante, cioè di trattamento prima dell’intervento (chemioterapia), per i pazienti con tumore resecabile o ai limiti della resecabilità; fondamentalmente pazienti con tumore allo Stadio I, Stadio II e Stadio III.

Si tratta di una sperimentazione indipendente – e quindi non finanziata dalle case farmaceutiche, la sua realizzazione dipende strettamente dalla capacità delle associazioni di pazienti di raccogliere fondi sufficienti per finanziarla. Perché è facile criticare le case  farmaceutiche, ma poi qualcuno i soldi ce li deve pur mettere. E noi tutti, una goccia per volta, possiamo fare la differenza.

Noi pazienti – Alessandra, Maurizio, Francesca, Emilio, Ester, Chiara, Patrizia, Paolo e tanti altri – ci siamo riuniti e abbiamo deciso che era giunta l’ora di metterci la faccia in prima persona, e impegnarci a diffondere e spiegare il più possibile di cosa si tratta e perché ci serve la collaborazione di tutti. Stavolta non c’è lo Stato, le case farmaceutiche o gli “altri” in genere. Alla base del lavoro del prossimo triennio ci siamo noi pazienti, i nostri familiari, i nostri amici. E tutti coloro che ci circondano. Quindi tutti voi. Dei frutti della sperimentazione potremo usufruire in tanti, perché ogni sperimentazione fatta bene accresce la conoscenza per tutti i pazienti e per tutto l’ecosistema: medici, ospedali, istiuzioni. Come potrete vedere nei prossimi giorni, siamo persone di età le più diverse, da poco più di 30 anni, magari sposati da poco, con figli piccoli, con un lavoro avviato da poco, ai 70, in pensione felici di avere tempo da dedicare alle nostre passioni. 

Perché il tumore al pancreas, è così: colpisce giovani e anziani, donne e uomini, sportivi e pigri, alti e bassi, ricchi e poveri. Colpisce silenziosamente, spesso senza farsi notare finché non è in fase avanzata. Noi abbiamo tutti la fortuna di esserci ammalati in tempi recenti, ma fino a dieci anni fa c’era fondamentalmente un unico farmaco per la chemioterapia. Nonostante la scarsità degli investimenti privati e pubblici nella ricerca sul tumore al pancreas, sono stati fatti comunque notevoli passi avanti. Non basta certo, ma sappiamo che le sperimentazioni possono fare veramente la differenza. Ogni sperimentazione fatta bene apporta nuove informazioni e nuove possibilità di cura

Migliorare le opzioni terapeutiche per chi ha un tumore così aggressivo è questione urgente: urgente ed essenziale per noi che già ci siamo dentro, ma anche per quei tanti – e saranno sempre di più – che si ammaleranno di adenocarcinoma pancreatico nei prossimi anni. Vorremmo tutti insieme contribuire a rendere più positiva la loro cura, e ad allungare quelle statistiche sulla nostra sopravvivenza che tanto ci danno ansia. Ci servono molte persone al nostro fianco. Abbiamo bisogno del tuo aiuto. Unisciti anche tu! 

Trovi qui informazioni più specifiche sul PACT-21, insieme all’elenco degli 22 ospedali coinvolti, delle città e dei rispettivi referenti.

A cura dei Pazienti

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Riccardo Caccialanza, medico nutrizionista

Nutrizione e tumore del pancreas – Parte 2

Il 22 Ottobre Codice Viola ha organizzato un webinar sul tema, Nutrizione e Tumore del Pancreas, con l’obiettivo di fornire un quadro di riferimento scientifico sui temi nutrizionali nell’ambito delle cure del tumore del pancreas. I relatori sono stati:

  • Riccardo Caccialanza, Medico nutrizionista
  • Gabriele Capurso, Gastroenterologo
  • Michele Milella, Oncologo,
  • Alessandro Zerbi, Chirurgo

In questo secondo articolo includiamo il video della presentazione del dott. Riccardo Caccialanza, medico nutrizionista del S. Matteo di Pavia , e le sue risposte alle domande ricevute durante il webinar.

Presentazione di Riccardo Caccialanza, medico nutrizionista del S. Matteo di Pavia

Risposte alle domande

1. È vero che la dieta acida provoca il cancro e quella alcalina protegge?

Non esiste alcuna evidenza in merito; quella della dieta cosiddetta “alcalina” rappresenta un falso mito privo di alcuna validità scientifica. Fortunatamente, il nostro organismo ha meccanismi di regolazione del Ph, ossia il livello d’acidità nel sangue e nei tessuti, che non consentono variazioni secondarie alla sola assunzione di alimenti. 

2. Come si può tenere sotto controllo il diabete e al tempo stesso guadagnare peso?

E’ fondamentale farsi seguire da personale competente (medico nutrizionista/dietista) per l’impostazione del counseling nutrizionale in abbinamento ad una adeguata terapia ipoglicemizzante (con o senza insulna), da monitorare in accordo con lo specialista diabetologo.

3. Vorrei sapere quanto è “vero” che noi malati oncologici dobbiamo evitare zuccheri, farine raffinate, proteine animali, frutta, spremute d’arancia, pane bianco, latte di mucca per non alimentare le cellule tumorali. E se è corretto evitare solanacee (peperoni, melanzane, pomodori, patate, sostituendole magari con Batate o patate dolci).

Nessun alimento, compresi gli zuccheri, è indicato o controindicato (purché non consumato in quantità eccessive) durante le terapie antitumorali. Tuttavia, può essere indicato limitare, ma non abolire, gli zuccheri semplici. Vediamo meglio il perché.

Tra le affermazioni più comuni di coloro che promettono, senza alcuna prova scientifica, di modificare il decorso di un tumore con una dieta, c’è quella per cui un malato di cancro dovrebbe eliminare completamente gli zuccheri dalla propria alimentazione. Da dove nasce questa convinzione? Come spesso accade, si tratta di un’eccessiva semplificazione di una questione molto articolata che parte dalla definizione stessa di zucchero. Nella nostra cucina si trova soprattutto uno zucchero complesso, il saccarosio o zucchero da tavola, composto da due zuccheri semplici, il glucosio e il fruttosio. La composizione dello zucchero da tavola non varia a seconda del tipo di zucchero presente sugli scaffali del supermercato: non ci sono quindi differenze (nemmeno in termini di calorie) tra lo zucchero bianco e lo zucchero bruno o “integrale”, nel quale sono semplicemente presenti alcune impurità che conferiscono il caratteristico colore brunastro. Nell’alimentazione comune sono presenti altri zuccheri, come il maltosio (composto da due molecole di glucosio unite tra loro) o il lattosio (composto da galattosio e glucosio). I diversi zuccheri si differenziano per potere dolcificante e indice glicemico. L’indice glicemico è la capacità di innalzare la concentrazione di insulina nel sangue quando uno zucchero viene consumato.

L’insulina è l’ormone prodotto dal nostro organismo in risposta all’aumento di zuccheri nel sangue (glicemia) e per questo è considerata un ormone chiave nella relazione tra cibo e cancro, ma regola anche altri aspetti del funzionamento del nostro organismo. Troppa insulina in circolo, per esempio, induce una produzione eccessiva di testosterone, l’ormone sessuale maschile, nella donna. Inoltre l’insulina favorisce la produzione di un fattore di crescita chiamato IGF-1 che è un “fertilizzante” per le cellule in generale e in particolare per quelle cancerose. Alcuni tumori, come per esempio quello del seno, sono particolarmente sensibili all’azione combinata degli ormoni sessuali e dei fattori di crescita e risultano quindi, in alcuni studi, più strettamente legati al consumo di zuccheri.

Tutti gli zuccheri complessi vengono scissi, durante la digestione, nei relativi zuccheri semplici (glucosio, fruttosio, galattosio eccetera). Le cellule dell’organismo, siano esse sane o cancerose, utilizzano come fonte energetica il glucosio. Alcune ricerche hanno però dimostrato che mentre le cellule sane “bruciano” il glucosio per produrre energia all’interno di organelli cellulari chiamati mitocondri e con un processo noto col nome di ciclo di Krebs, le cellule cancerose utilizzano il glucosio in modo diverso, attraverso un processo chiamato glicolisi che avviene al di fuori dei mitocondri. In che modo queste due modalità di utilizzo della stessa fonte energetica possono influenzare la malattia (sempre che vi sia una influenza diretta) è ancora ignoto ed è argomento di ricerca. Chiunque suggerisca di eliminare gli zuccheri dalla dieta del malato di cancro per via di queste conoscenze parziali lo fa senza che vi siano dimostrazioni di una effettiva utilità.

Un altro elemento fuorviante spesso presente nei consigli nutrizionali in rete riguarda la fonte degli zuccheri: il corpo umano non distingue tra il saccarosio proveniente da una fetta di torta e quello contenuto in una carota. Così come non distingue tra il fruttosio ottenuto dalla demolizione del saccarosio e quello contenuto nella frutta: dal punto di vista chimico si tratta della stessa molecola. Ridurre il consumo di dolci o caramelle fa certamente bene in generale ed è un buon modo per combattere l’obesità, ma non serve se poi si consumano grandi quantità di frutta, contenenti altrettanti zuccheri, o si dolcifica il caffè con il fruttosio. Non solo: se anche riuscissimo a evitare qualsiasi tipo di zucchero o di carboidrato nella dieta, ci penserebbe il nostro corpo a smontare grassi e proteine e a trasformarli in glucosio, poiché questa è l’unica molecola che le nostre cellule sanno trasformare in energia.

In conclusione, è plausibile che una dieta sbilanciata per eccessivi consumi di zuccheri possa favorire la malattia attraverso il mantenimento di un ambiente infiammato attorno al tumore. Per molti tipi di cancro mancano però dati epidemiologici e soprattutto clinici a sostegno di questa ipotesi, basata soprattutto sulle conoscenze di biologia cellulare e sugli studi negli animali.

È certo però che una dieta a ridotto contenuto di zuccheri aiuta a tenere a bada alcuni fattori di rischio indiretto sia per lo sviluppo del cancro sia per la sua progressione e metastatizzazione, come l’innalzamento repentino della glicemia legato al consumo di cibi ad alto indice glicemico e l’obesità.

In pratica, quindi, un consumo moderato di zuccheri è non solo accettabile, ma necessario per il buon funzionamento dell’organismo, mentre vanno aboliti gli eccessi (da qualsiasi fonte, anche vegetale), e questo per prevenire non solo il cancro, ma più in generale tutte le malattie croniche come il diabete e i disturbi cardiovascolari.

In merito alle solanacee, non ci sono evidenze che ne sconsiglino l’assunzione, nel contesto sempre di un’alimentazione equilibrata e bilanciata.

4. Il miso con alga Wakame, il succo di barbabietola, l’infuso di foglie di ulivo, e la tisana alle ortiche  fanno bene?

Non ci sono evidenze scientifiche affidabili nel merito. Il mio consiglio è, se sono alimenti graditi, di assumerli sempre in quantità “sensate” e nel contesto di un’alimentazione il più possibile varia, equilibrata e bilanciata.

5. La mia mamma è scesa a 34 kg, abbiamo chiesto ai medici la nutrizione artificiale perché lei si alimenta, ma poco perché ha nausea e non riesce di più. I medici hanno detto che non serve a nulla e non serve ad aumentare peso, che serve un nutrizionista, ma il nutrizionista le ha detto di prendere gli integratori da bere ma se beve quelli non mangia perché si sente piena e con nausea. Che fare in casi come il suo?

Potrebbe essere utile un secondo parere in un centro con una struttura di nutrizione clinica, anche se, prima di questo e di poter valutare l’indicazione all’avvio della nutrizione artificiale, bisognerebbe accuratamente considerare le condizioni cliniche complessive e discutere in modo approfondito di questi aspetti con i medici che hanno già in cura la paziente.

6. Per quanto riguarda la prevenzione primaria, il consumo di frutta e verdura viene generalmente indicato come un fattore di riduzione del rischio di ammalarsi di cancro. Come la mettiamo, però, con l’utilizzo dei pesticidi o con la frutta e la verdura coltivate in zone contaminate di cui l’Italia è piena, considerando anche le recenti acquisizioni della tossicologia secondo cui non è la dose che fa il veleno?

Questo è un problema molto complesso e reale, cui è difficile dare una risposta.

Le indicazioni al consumo di frutta e verdura fresca di stagione restano valide, ma è ovvio che sia necessario cercare di garantirsi il consumo di alimenti a filiera più corta possibile, con la certificazione di provenienza dei prodotti. 

Se ritenete che il lavoro svolto da Codice Viola sia rilevante per la comunità del tumore del pancreas aiutateci a sostenere altre iniziative attraverso una donazione sul nostro sito:

https://www.codiceviola.org

Gabriele Capurso, gastroenterologo

Video webinar: Nutrizione e tumore del pancreas – Parte 1

Il 22 Ottobre Codice Viola ha organizzato un webinar sul tema, Nutrizione e Tumore del Pancreas, con l’obiettivo di fornire un quadro di riferimento scientifico sui temi nutrizionali nell’ambito delle cure del tumore del pancreas. I relatori sono stati:

  • Riccardo Caccialanza, Medico nutrizionista
  • Gabriele Capurso, Gastroenterologo
  • Michele Milella, Oncologo,
  • Alessandro Zerbi, Chirurgo

Dall’elenco dei relatori si può notare la scelta di non confinare l’argomento nell’ambito della sola nutrizione; siamo convinti che la nutrizione sia una parte integrante di tutto il percorso di cura dei pazienti con tumore al pancreas. In questo primo articolo includiamo il video della presentazione del dott. Gabriele Capurso, gastroenterologo del S. Raffaele di Milano, e le sue risposte alle domande ricevute durante il webinar.

Presentazione di Gabriele Capurso, gastroenterologo del S. Raffaele di Milano

Il ruolo del gastroenterologo nel percorso di cura del tumore del pancreas non è immediatamente chiaro ai pazienti che generalmente in prima istanza fanno riferimento al chirurgo e in misura ridotta all’oncologo. Uno degli obiettivi di questa presentazione è quello di mettere in evidenza la rilevanza di questa figura medica in relazione ai temi della nutrizione e nel contesto più generale della diagnosi e cura del tumore del pancreas.

Risposte alle domande pervenute

1. Anche i pazienti inoperabili devono assumere gli enzimi pancreatici? 

Se hanno una insufficienza pancreatica si. Dal punto di vista pratico, se il tumore è nella testa del pancreas possiamo dare per scontato che ci sua una insufficienza anche senza fare esami e quindi iniziare subito la terapia. Se il tumore è nel corpo o nella coda del pancreas ritengo sia indicato dosare l’elastasi fecale e fare trattamento se questa risulta bassa.

2. Se un paziente continua ad avere diarrea deve aumentare il Creon? Se si sino a quanto? 

Le cause della diarrea possono essere molte e vanno verificate con uno specialista gastroenterologo. Qualora si ritenga che sia una “steatorrea” dovuta al malassorbimento dei nutrienti, si, si aumenta in Creon; si può arrivare anche a dosaggi di anche 80.000 unità a pasto (8 compresse da 10.000) quando sussiste questo sospetto.

3. Sono utili gli integratori e, se si, di che tipo? 

E’ davvero un termine generico, e va definito utile a cosa. Ci sono “integratori nutrizionali” che hanno lo scopo di aumentare la quota di calorie/proteine ingerite quando la dieta non ne contiene a sufficienza. Altri “integratori” specifici possono servire per specifiche carenze di vitamine o oligoelementi. Altri ancora possono servire per allievare sintomi digestivi.

Anche qui, una visita col nutrizionista e/o col gastroenterologo possono aiutare.

4. Come si può contrastare la diarrea e ingrassare? 

La diarrea dipende da cause che vanno cercate attivamente e risolte. Quando la diarrea è legata al malassorbimento da insufficienza pancreatica la terapia con enzimi la risolve ed il peso va a salire. Non è possibile generalizzare però se le cause sono altre.

5. Quali probiotici usare se si ha sempre diarrea? 

Dipende dalla causa della diarrea e non è possibile dare una risposta esauriente. Come i farmaci, i probiotici sono diversi tra loro (per “taxa”, ceppo, quantità, resistenza ad acido o bile etc etc) e mentre per alcuni esiste letteratura scientifica per altri non è cosi’. Credo vada stabilito se e come utilizzarli consultando uno specialista gastroenterologo.

6. In caso di diarrea bisogna spezzare la fibra e frullare tutto? Per sfiammare l’intestino è meglio il riso bollito o la crema di riso evitando di usare il riso bianco per non fare alzare la glicemia? 

Va capita la causa della diarrea. Le fibre possono essere perfino utili in alcune situazioni perché formano lo “scheletro” delle feci, ma non posso rispondere in modo cosi’ generico.

Nessun cibo “sfiamma” l’intestino e un infiammazione intestinale eventuale va diagnosticata e trattata in modo appropriato.

7. Meteorismo e flatulenza sono conseguenza del malassorbimento di alcuni alimenti? 

Si, è possibile. Nutrienti non assorbiti restano nel lume dell’intestino e qui vengono fermentati dalla flora batterica con un processo che produce gas (idrogeno e metano soprattutto).

8. Legumi e fibre favoriscono l’evacuazione? 

Si, tendenzialmente lo fanno perché la loro porzione non assorbibile (le fibre non sono per nulla assorbibili) aumenta la massa fecale.

9. L’analisi visiva delle feci ci aiuta a capire se stiamo assumendo la quantità di creon giusta? 

No. Non mi baserei su questo, o almeno non solo.

10. A me non sono stati prescritte gli enzimi pancreatici, pur avendo subito  una pacreatectomia distale della coda del pancreas secondaria ad un tumore neuroendocrino. Anche i pazienti affetti da NET devono assumerli? 

Farei un dosaggio della elastasi fecale perché avendo avuto una resezione distale potrebbe avere mantenuto una buona funzione. Il punto non è tanto per quale tumore si viene operati ma quanto pancreas viene rimosso e in che sede.

11. I suoi consigli valgono anche per tumori neuroendocrini con primario partito dal pancreas?  

Si, vedi sopra. Per quanto siano meno aggressivi, un NET che si localizza sulla testa pancreatica può occludere il dotto di Wirsung e un intervento per NET che asporta la testa è il medesimo che per un adenocarcinoma e quindi con le stesse consequenze.

12. Dopo l’intervento mia madre ha avuto una gastroparesi che non è stata subito riconosciuta. Ora con l’inizio della chemio, a tre mesi dall’operazione continua a perdere peso. Che fare in casi come il suo?

Come potrà capire non è facile dare una risposta senza valutare paziente e documentazione e soprattutto sarebbe poco serio. Va capito se e come la gastroparesi sia stata dimostrata, cosa si è provato a fare per trattarla e perché perde peso. Le consiglio una valutazione specialistica con un gastroenterologo che si occupa di malattie del pancreas.

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Nel prossimo articolo verrà pubblicato l’intervento di Riccardo Caccialanza, medico nutrizionista del S. Matteo, insieme allerisposte alle domande che gli sono state poste.

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